A liar and a clown: gli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni

Dopo circa undici mesi di accesa campagna elettorale, ci troviamo alla vigilia delle elezioni statunitensi con un serrato testa a testa tra “a liar and a clown”, come sostengono numerosi elettori americani afferenti ai diversi partiti.

Se guardiamo indietro nel tempo possiamo vedere come questa campagna sia stata particolarmente incerta, combattuta e senza esclusione di colpi. Innanzitutto occorre sottolineare quanto questi due protagonisti siano soggetti atipici: da una parte vi è infatti un candidato che ha appena compiuto settant’anni e che una volta eletto diventerebbe il Presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti. Prima di lui infatti figurano solo Ronald Reagan, eletto all’età di sessantanove anni e George H. W. Bush che ottenne il mandato a sessantacinque. Dall’altra parte invece, si paventa per la prima volta in assoluto la possibilità di un Presidente americano donna, nonché moglie dell’ex Presidente Bill Clinton, in carica dal 1993 al 2001.

Anche Barack Obama, il quale terminerà gli otto anni di permanenza alla Casa Bianca il prossimo gennaio, ha rappresentato una novità nella storia americana essendo il primo afroamericano alla guida degli Stati Uniti, e da questo ha tratto un enorme vantaggio per quanto riguarda in particolar modo la politica interna.

A differenza tuttavia delle precedenti elezioni in cui, con il sopraggiungere del fatidico “primo martedì successivo al primo lunedì di novembre”, era già possibile intravedere il risultato finale o averne perlomeno un’idea, quest’anno si presenterà alle urne un elettorato alquanto incerto e indeciso. Questo è infatti scosso in particolar modo dagli avvenimenti, dichiarazioni e rivelazioni che si sono susseguite a partire dalle convention di luglio, le quali hanno delineato ufficialmente il volto del candidato democratico e di quello repubblicano.

In questi ultimi mesi abbiamo infatti assistito da parte di Donald Trump a commenti sessisti e razzisti,  in particolar modo questi ultimi, proprio con l’avvicinarsi del voto, hanno portato al risveglio della comunità ispanica contro di lui. Proseguendo poi con la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, lo scandalo riguardante abusi sessuali su diverse donne, fino a giungere all’ultima rivelazione secondo cui la moglie del tycoon, Melania, di origini slovene, abbia esercitato la propria professione di modella numerose volte prima di ottenere un regolare permesso di lavoro.

Dall’altra parte la candidata democratica Hillary Clinton non è stata da meno in questi mesi precedenti al voto. In primo luogo troviamo lo scandalo Lewinsky o il sexgate del marito Bill molto spesso usato da Trump contro la candidata; in secondo luogo vi sono le accuse di boicottaggio della campagna del candidato democratico Bernie Sanders e l’invio di email contenenti informazioni top secret da un server privato, quest’ultima in particolare è stata presa a carico dall’FBI. Il caso è stato chiuso a luglio in quanto non sono state trovate mail effettivamente compromettenti,  e dopo la riapertura dello stesso la settimana scorsa alla luce di nuove prove, il direttore del Federal Bureau Investigation James Comey ha dichiarato giusto un paio di giorni fa che le conclusioni sull’indagine delle mail non cambia rispetto a luglio. A questo vanno inoltre aggiunte le condizioni di salute della candidata, la quale ha sempre rassicurato i suoi sostenitori di essere perfettamente in salute nonostante uno svenimento durante la commemorazione per i quindici anni dall’attacco alle Twin Towers.

Fondati o meno che siano, tutte queste rivelazioni condizionano fortemente gli elettori e il loro susseguirsi ha fatto si che entrambi i candidati avessero un indice di gradimento altalenante durante tutta la campagna.

Domani, martedì 8 novembre, gli americani si recheranno alle urne e lo scrutinio dei voti avverrà nella notte di martedì. Mercoledì mattina otterremo il nome del candidato che ha riscosso il maggior numero di voti, ma non dell’effettivo Presidente. Domani, infatti, i cittadini americani voteranno indirettamente per uno dei due candidati e la loro scelta servirà a delineare i grandi elettori. Il candidato che vince in uno stato, ottiene l’intero numero di grandi elettori di quello stato afferenti al proprio partito, e saranno poi questi grandi elettori ad eleggere definitivamente il successore di Obama il 12 dicembre, ossia “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre”.

Come appena detto, l’8 novembre gli americani saranno chiamati a partecipare alle elezioni, tuttavia molti cittadini, ad oggi, hanno già votato, in quanto, a partire da settembre in numerosi stati vi è la possibilità del voto anticipato. Nonostante ciò lo scrutinio avverrà per tutte le schede lo stesso giorno, mentre lo spoglio dei voti dei grandi elettori verrà effettuato al senato 15 giorni dopo il 12 dicembre, solo a quel punto uno dei due candidati otterrà ufficialmente la nomina. L’intero processo si concluderà il 20 gennaio con l’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America alla Casa Bianca.

Valeria Conti

Stati Uniti: i profili dei candidati democratici

Hillary Clinton

Hillary Rodham Clinton, nata nel 1946 a Chicago, Illinois, cresciuta in una famiglia conservatrice, matura le sue prime esperienze in campo politico lavorando come volontaria per il candidato repubblicano Barry Goldwater durante la campagna presidenziale del 1964; sarà poi negli anni successivi, frequentando l’Università di Legge di Yale, che diventerà sempre più attiva politicamente. In questi anni, infatti, i suoi interessi si concentrano sempre di più sui diritti della famiglia e dei bambini, passione che la porta, terminata l’università, a lavorare per il Children’s Defence Fund, associazione nata dai Movimenti per i Diritti civili, con l’intento di portare il Governo statunitense a migliorare le proprie politiche nei confronti dei bambini.

Hillary continua a ad interessarsi agli stessi temi negli anni successivi in qualità, prima, di First Lady dell’Arkansas, poi, di First Lady degli Stati Uniti d’America in seguito all’elezione del marito Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1992. Soprattutto in questi anni, si focalizza su una vastità di altri temi, compreso quello dall’assistenza sanitaria, avendo ricevuto dal Presidente l’incarico di presiedere la task force sulla National Health Care Reform nel 1993.

La sua carriera diplomatica ottiene un ulteriore slancio nel 2000 quando viene eletta al Senato tra le fila del Partito Democratico. Pronunciato il giuramento il 3 gennaio 2001, il senatore Clinton prosegue continua a lavorare per la riforma sanitaria, e rimane concentrata su temi sociali, quali i diritti dei bambini. Durante questi anni presta servizio presso diverse commissioni senatoriali, tra le quali il Comitato per i Servizi Armati. In seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, è stata una grande sostenitrice dell’invasione dell’Afghanistan guidata dagli Stati Uniti, nonostante fosse cresciuto, successivamente, il suo criticismo verso la gestione della guerra in Iraq da parte dell’allora Presidente George W. Bush.

L’anno successivo Hillary ha annunciato che si sarebbe candidata alla nomination presidenziale del Partito Democratico per il 2008. La sua è stata una campagna altalenante, con dure sconfitte in un primo momento, seguite dalla vincita di stati importanti come la California, Massachusetts e New York, ma nonostante questo, non è riuscita a guadagnare un vantaggio su Barack Obama per quanto riguarda il numero di delegati congressuali. Obama, infatti, ha vinto 11 stati consecutivi in seguito al Super Tuesday del 5 febbraio, e ciò gli ha permesso di diventare il nuovo favorito per la nomination. In seguito, la grande sconfitta nella Carolina del Nord ai primi di maggio, ha inciso gravemente sulla possibilità di Hillary di guadagnare delegati sufficienti a superare il suo sfidante prima delle primarie finali nel mese di giugno. Quest’ultimo, infatti, il 27 agosto, si è assicurato ufficialmente la nomina del partito presso la Convention nazionale democratica a Denver, vincendo successivamente le elezioni presidenziali del 4 novembre del 2008.

Nello stesso anno, Obama investe Hillary del ruolo di Segretario di Stato, venendo poi confermata dal Senato nel gennaio 2009. Durante il suo mandato, la Clinton si concentra in particolar modo sul miglioramento delle relazioni estere degli Stati Uniti. Si dimette dal suo incarico nel 2013 e viene sostituita dall’ex senatore del Massachusetts, John Kerry.

Nell’aprile del 2015 Hillary Rodham Clinton annuncia di voler concorrere alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016, diventando subito la favorita per la nomination democratica. Tuttavia, durante la sua campagna affronta una sfida inaspettata, il candidato Bernie Sanders, senatore del Vermont, il quale si è auto-definito un “socialista democratico“. La Clinton, ha inizialmente faticato a contrastare le politiche populiste di Sanders, criticando i suoi piani e sostenendoli irrealistici. Hillary, d’altro canto, sponsorizza durante la sua campagna i tradizionali obiettivi democratici, in particolare:

  • Tasse e salari: aumento delle tasse per cittadini ad alto reddito ricchi; concessione di sgravi fiscali per le famiglie lavoratrici; creazione di posti di lavoro ben retribuiti tramite l’investimento sulle infrastrutture; aumento del salario minimo.

  • Riforma dell’immigrazione: varo di una pratica riforma sull’immigrazione che possa creare un percorso chiaro verso l’ottenimento della cittadinanza; chiusura dei centri di detenzione privati per gli immigrati.

  • Politica estera: difesa dei valori fondamentali americani; sconfitta dell’ISIS, del terrorismo globale e delle ideologie che lo guidano; rafforzamento delle attuali alleanze politiche e creazione di nuove relazioni al fine di affrontare insieme sfide comuni, quali il cambiamento climatico, le minacce informatiche e le malattie altamente contagiose.

Rimangono comunque persistenti i temi sociali sostenuti dalla Clinton nei precedenti anni della sua carriera politica:

  • Educazione infantile: investire in programmi di prima infanzia; assicurarsi che ogni bambino dai quattro anni in su abbia libero accesso ad una scuola materna di alta qualità; fornire assistenza medica ai bambini.
  • Assistenza sanitaria: difendere l’Affordable Care Act; controllare l’aumento dei prezzi dei farmaci su prescrizione e ritenerne legalmente responsabili le case farmaceutiche; tutelare l’acceso delle donne all’assistenza sanitaria riproduttiva, compresa la contraccezione e l’aborto legale.

Attualmente Hillary possiede i voti di 1.941 delegati, inclusi quelli dell’ultima vittoria alle primarie di New York tenutesi il 19 aprile, mentre lo sfidante Sanders è a quota 1.191. Mancano ancora venti appuntamenti prima di giungere alla Convention democratica che avrà luogo tra il 25 e il 28 luglio.

Valeria Conti