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Unione Europea, Stati membri e Coronavirus. Il punto della situazione

di Matteo Rando

Purtroppo, come spesso accade, si diffondono rapidamente tra i cittadini europei fake news e inesattezze che ledono uno dei pilastri portanti del corretto funzionamento delle democrazie: una valida e completa informazione. Uno dei motivi è certamente il fatto, noto, che non sia facile districarsi tra la mole di misure in attuazione sia a livello nazionale che a livello europeo per far fronte all’emergenza in corso. In particolare, il processo decisionale dell’Unione Europea, dovendo riflettere interessi e proposte di varie istituzioni e, soprattutto, di 27 diversi Stati membri, si presta facilmente a incomprensioni, oltre che a veri e propri attacchi spesso dovuti a interessi particolari di alcune forze politiche nazionali. La verità è che, oggi più che mai, occorre ricordare come non possano esistere soluzioni semplici a problemi di estrema complessità. Rispetto alle drammatiche conseguenze sanitarie ed economiche causate dal Covid-19, gli Stati membri, e le rispettive misure da essi intraprese, restano il fronte principale della battaglia al virus, anche per via delle inadeguatamente limitate competenze esclusive di cui gode l’Unione. Nonostante ciò, appare evidente la necessità di coordinamento e attuazione di misure di supporto che l’UE può certamente garantire. In questo articolo andremo dunque a fare chiarezza sulla risposta coordinata all’attuale emergenza.

Misure ad oggi adottate o in fase di adozione

Il 23 Marzo il Consiglio dell’Unione Europea ha accettato la proposta della Commissione di innescare la ‘general escape clause’ del quadro fiscale europeo. Grazie a questa decisione gli Stati membri potranno godere di estesa flessibilità nell’utilizzo delle proprie risorse economiche e finanziarie. In particolare, la Commissione ha adottato un ‘Temporary State Aid Framework’ per assicurare ingenti aiuti nazionali verso le imprese in difficoltà. Il 3 Aprile la Commissione ha poi implementato un’estensione del framework includendo anche il supporto a ricerca, sperimentazione e produzione rilevanti per il contrasto del nuovo Coronavirus. Consiglio e Parlamento Europeo hanno inoltre approvato la proposta della Commissione di utilizzare appieno il budget europeo ancora disponibile per far fronte all’emergenza. Tramite la ‘Coronavirus Response Investement Initiative (CRII)‘, sono stati resi subito disponibili €37 miliardi di fondi per la coesione, accompagnati da un’estensione del Fondo Europeo di Solidarietà che offrirà supporto finanziario fino a €800 milioni. L’iniziativa è stata recentemente aggiornata ed ampliata sotto il nome di CRII Plus. Un ulteriore proposta della Commissione prevede l’istituzione di una sorta di cassa di integrazione europea, da affiancarsi a quelle già previste a livello nazionale. L’iniziativa ‘SURE’ garantirà infatti fino a €100 miliardi tramite prestiti a tassi agevolati agli Stati membri che potranno così ampliare il supporto finanziario verso disoccupati e lavoratori part-time. Accolta anche la proposta di riattivare l’Emergency Support Instrument nel contesto dell’emergenza da Covid-19, equivalente a €2.7 miliardi.

Alle misure messe in campo su proposta della Commissione si aggiunge la massiccia azione della Banca Centrale Europea, che ha deciso di supportare liquidità e condizioni di finanziamento favorevoli per famiglie, imprese e banche. Il 18 Marzo è stato infatti lanciato il ‘Pandemic Emergency Purchase Program’, un programma di acquisti di obbligazioni da parte della BCE del valore di €750 miliardi che si va ad aggiungere ai €120 miliardi precedentemente stanziati. Su iniziativa della Banca Europea per gli Investimenti è stato inoltre creato un fondo di garanzia pan-europeo di €25 miliardi che andrà a supportare fino a €200 miliardi di finanziamenti rivolti principalmente a piccole e medie imprese europee.

Misure attualmente in discussione

Se molto è stato fatto, resta senza dubbio necessaria l’adozione di ulteriori misure, soprattutto alla luce dell’impatto economico di lungo termine che l’emergenza Covid-19 è destinata a portare con sé. I nodi al pettine sono ancora numerosi e il Consiglio Europeo, ovvero capi di governo e rispettivi ministri degli Stati membri, si trova in difficoltà in particolare rispetto a tre diverse questioni. La prima riguarda l’ormai famoso Meccanismo Europeo di Stabilità (MES, o ESM in inglese). Durante l’Eurogruppo dello scorso 9 Aprile è stata infatti proposta la possibilità, per gli Stati membri che lo richiedessero, di beneficiare del fondo senza ulteriori condizionalità rispetto alla garanzia di utilizzarlo per far fronte alle spese sanitarie dirette e indirette. Questa linea di credito agevolata, chiamata ‘Pandemic Crisis Support’ garantirebbe l’utilizzo del fondo fino al 2% del PIL, che nel caso dell’Italia equivarrebbe a circa €36 miliardi. Il dibattito resta acceso, tanto a livello europeo quanto a livello nazionale, con ampia differenza di vedute.

Arriviamo adesso a qualcosa di cui si è molto parlato nell’ultimo mese, spesso senza realmente conoscerne il funzionamento: “Eurobond”, o “Coronabond” come alcuni preferiscono. In breve, si tratta di autorizzare la Banca Centrale Europea a emettere obbligazioni (ovvero titoli di debito) con tassi di interesse condivisi tra i paesi della zona euro, tassi che sarebbero dunque estremamente più favorevoli rispetto a quelli nazionali per stati come Italia, Spagna, Grecia, ecc. Tramite questi “titoli di stato europei” i paesi più in difficoltà potrebbero finanziarsi più facilmente sul mercato finanziario globale per far fronte alla crisi. Come è facile immaginare, l’altra faccia della medaglia è una minor convenienza per i paesi economicamente più virtuosi, che continuano infatti a opporsi alla proposta: si tratta principalmente di Paesi Bassi, Germania e Finlandia. Durante l’Eurogruppo del 9 Aprile, per la prima volta, è però apparso un esplicito riferimento a “strumenti finanziari innovativi”. Anche in questo caso ogni decisione è rimandata al Consiglio in programma per il prossimo 23 Aprile.

Fondamentale sarà poi definire un ‘Recovery Fund’ in preparazione della cosiddetta “fase due” dell’emergenza, ovvero l’inizio della ripresa delle attività economiche. Italia, Francia, Spagna e Portogallo hanno inoltre avanzato la proposta di finanziare questo fondo proprio con i già citati ” Eurobond“. Anche il Quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea giocherà un ruolo fondamentale nella ripresa economica. Occorrerà dunque discutere su come adattarlo all’attuale pandemia, oltre ad analoghe situazioni che potrebbero verificarsi in futuro e alle fondamentali tematiche di contrasto al cambiamento climatico. Una proposta della Commissione a riguardo verrà approfondita nei prossimi giorni, nonostante il disaccordo tra Stati membri riguardo alla programmazione del futuro Quadro finanziario 2021-2027 resti grande.

Infine, proprio ieri la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel hanno annunciato una ‘Joint European Roadmap towards lifting COVID-19 containment measures’, ovvero una “strategia di uscita” dall’emergenza coordinata tra istituzioni UE e Stati membri che preparerà il terreno per un piano di ripresa globale e per investimenti senza precedenti.