Il terzo incomodo: la sorpresa Macron

Se l’anno che ci chiudiamo alle spalle, il 2016, è stato l’anno dell’incertezza, qualcuno ha già rinominato il 2017 come l’anno della paura. In realtà, per gli osservatori del fondo campo, i mesi che ci attendono riserbano ancora molte sorprese. In particolare, dopo le presidenziali americane, i riflettori saranno di nuovo rivolti sul Vecchio Continente, per una tornata elettorale davvero complessa e imprevedibile: elezioni anticipate in Italia (forse), elezioni nei Paesi Bassi, in Germania, in Romania, in Francia. Insomma, appuntamenti centralissimi e di fondamentale importanza per gli equilibri europei.

Quelle francesi si annunciano le votazioni più incerte di sempre. Basti ricordare le primarie del centro-destra avvenute lo scorso autunno, le prime nella storia dell’area gollista: tutti i sondaggisti e gli esperti erano sicuri che chi sarebbe andato al secondo turno sarebbero stati l’ex Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e l’ex primo ministro Alain Juppé. Il vincitore di quella sfida, com’è noto, è stato invece François Fillon, non solo scalzando ogni pretesa dell’ex Messieur le President, ma prendendo, al secondo turno, più del doppio dei voti del sindaco di Bordeaux.

Da allora, la maggioranza dei media, specie quelli internazionali, danno per scontato che nella prossima primavera, i due veri pretendenti per l’Eliseo saranno lo stesso Fillon e Marine Le Pen, a capo del Front National.

L’unica vera assente dal dibattito politico francese di oggi appare la sinistra: dopo la rinuncia di François Hollande a non ricandidarsi alla Presidenza della Repubblica (un altro fatto inedito per la V Repubblica; è vero anche che risulta essere stato il presidente più impopolare dal 1958), nessuno tra i candidati alle primarie della Gauche riesce a sfondare. Dopo il primo dibattito televisivo di giovedì scorso, molta delusione è emersa tra gli elettori socialisti: neanche l’ex primo ministro Manuel Valls (in realtà già molto contestato) è riuscito a convincere di misura i telespettatori. Nessuno tra i sette partecipanti, riuscirebbe infatti, stando a quanto dicono i sondaggi, a passare al secondo turno e dunque essere competitivo per l’Eliseo. Tutto ciò sarebbe naturalmente un disastro per i socialisti francesi.

Tuttavia, soprattutto nelle ultime settimane, qualcosa a sinistra è iniziato a muoversi. Ancora una volta fuori dalle sedi parlamentari, fuori dai dibattiti televisivi, fuori dai partiti tradizionali. È emerso un outsider, Emmanuel Macron, che potrebbe posizionarsi in ottime posizioni già al primo turno.

Chi è Emmanuel Macron? Giovane, classe 1977, nasce ad Amiens, nel nord della Francia. La sua formazione è degna di un vero e proprio cursus honorum francese, essendosi diplomato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi, e successivamente anche all’Ecole Nationale d’Administration di Strasburgo.

Per alcuni anni membro del Partito Socialista francese (2006-2009), diventa Ministro dell’Economia del secondo governo Valls fino a fine agosto dello scorso anno. Molto vicino all’attuale Presidente della Repubblica, dapprima sostiene una sua ricandidatura per l’Eliseo, ma una volta che Hollande decide di non presentarsi più, ufficializza la propria. Tuttavia, prima di buttarsi in politica, quella con la P maiuscola, ha lavorato per lo stesso ministero che avrebbe poi diretto come dirigente, ma anche per la banca d’affari Rothschild & Cie, fatto singolare per un socialista.

Durante l’esperienza di governo, lega il proprio nome alla legge conosciuta in Francia come la Loi pour la croissance, l’activité et l’égalité des chances économiques, una misura atta a liberalizzare numerosissimi settori, attraverso, ad esempio, l’apertura delle attività commerciali anche la domenica e di notte, o, ancora, la vendita di grosse quote di aziende partecipate pubbliche. Tale legge è stata oggetto di molte polemiche e proteste, che hanno riguardato diverse città francesi, come la stessa Parigi, ma anche altri centri importanti come Lione e Marsiglia. Viene approvata definitivamente nel luglio 2015, suscitando però ancora contestazioni per le modalità attraverso cui è stata votata.

Nel marzo scorso fonda un proprio movimento politico, En Marche ! ; qualcuno già allora lo accusò di volersi preparare per la corsa alle presidenziali. Solo nell’agosto 2016 però presenta le dimissioni da ministro e in novembre ufficializza la propria candidatura. Da allora, cerca di essere presente in numerosi talk show televisivi; utilizza moltissimo i social network; ma soprattutto batte ogni angolo della Francia, se non anche dell’Europa, con i propri comizi: prima Parigi, poi Clermont-Ferrand, ancora Lille, e poi l’Università Humboldt a Berlino. Il suo dinamismo contrasta l’immagine di immobilismo delle primarie tra i pretendenti socialisti.

Definito il più liberale tra i membri del governo Valls, Macron si presenta come progressista, ma vuole raccogliere consensi tra i delusi della politica, ecologisti, socialdemocratici o centristi che siano. Senza un partito alle spalle, nel giro di pochi mesi, entra a pieno titolo nel dibattito delle elezioni presidenziali: risulta essere il politico più amato di Francia, e qualche settimana fa alcuni sondaggi riportavano la possibilità per lui di accedere al secondo turno alle elezioni.

Questi numeri evidentemente hanno fatto accendere qualche campanello di allarme tra le fila degli altri candidati. La campagna di François Fillon fatica a decollare e la sua squadra è passata subito al contrattacco del terzo possibile incomodo alle elezioni. Ma anche in casa del Front National, Macron preoccupa, tant’è che Marine Le Pen lo accusa di essere il “candidato di Bruxelles e dell’Austerità”.

Uno dei punti centrali della campagna elettorale dell’ex Ministro dell’Economia, in effetti, è proprio l’Europa. Ciò che sorprende, in un momento storico in cui i vincitori di ogni tornata elettorale sembrano essere gli inarrestabili euroscettici, è che Macron si schiera decisamente a favore di posizioni europeiste. Durante un’intervista a La Repubblica di qualche giorno fa, Macron ha detto che sarà l’Europa stessa a salvarci. E a Lille, città post-industriale, divenuto un serbatoio di voti importante per il Front National, il 14 gennaio, durante un suo comizio, il presidente di En Marche ! sostiene che “abbiamo bisogno dell’Europa” e “l’Europa siamo noi”.

Una posizione inedita, dunque, nel panorama politico francese: non solo il gollismo con l’Europa delle Nazioni, ritornato in auge con la vittoria alle primarie di Fillon, ma anche il più netto euroscetticismo della stessa Le Pen, ci avevano abituato a ben altri toni. Certo, l’Unione europea deve avviare un processo di riforme importanti, dice Macron, a partire dallo spazio Schengen (senza però chiudere le frontiere interne), passando per lo stesso euro, fino ad arrivare all’Europa della Sicurezza e della Difesa. Tali proposte, ancora una volta, vanno comunque nella direzione opposta a quanto gli altri due più importanti candidati sostengono.

Voci di corridoio dicono che lo stesso Hollande sia pronto a votare per lui e, tra i possibili sostenitori illustri, c’è anche Bernard Kouchner, cofondatore di Medici senza frontiere, che ha affermato di essere pronto a votare per il neonato movimento.

Gli avversari di Macron, tuttavia, hanno più di un’argomentazione su cui incalzarlo: a partire dall’inesperienza di governo, non avendo mai ricoperto cariche elettive dirette; o di essere onnipresente sui media, ma avere poi poca presa nella realtà. O forse peserà ancora il suo essere “troppo liberale” per essere di sinistra; oppure il suo stesso troppo europeismo, in un momento in cui l’UE non gode di troppa popolarità.

Per ora il 23 aprile, giorno del primo turno alle presidenziali, sembra ancora lontano. E in queste elezioni, così ricche di colpi di scena, si aspettano ancora molti passaggi: il voto delle primarie a sinistra, l’inizio ufficiale della campagna di Marine Le Pen. I numeri, per ora, sembrano andare verso Macron (che supererebbe tutti i candidati socialisti): vedremo se la realtà gli potrà poi dare ragione.

 

Riccardo Roba

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