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L’Europa delle destre

Delle forze regressive si muovono e prendono forza in Europa. Malcontento, frustrazione e chiusure reazionare che si pensava appartenessero ad una fase storica superata sono ormai una realtà con cui bisogna fare i conti, analizzare e capire. Proprio per questo il 12 aprile si è tenuta qui al polo di Novoli una conferenza organizzata dal sindacato studentesco UDU dal titolo “L’Europa delle destre. Un’analisi comparativa dell’ascesa delle destre in Europa”, durante la quale sono intervenuti Olivier Roy, professore all’Istituto Universitario Europeo e Antonio Padellaro, presidente della società editoriale Il Fatto ed ex direttore de Il Fatto Quotidiano.

I temi toccati sono stati molteplici: dall’antieuropeismo all’identità Europea, dall’immigrazione alla diffusione della xeno-islamofobia a testimonianza del fatto che l’ascesa delle destre in Europa è un fenomeno complesso e sfaccettato che abbraccia molti aspetti della realtà sociale odierna.

Secondo il prof. Roy un elemento importante da tenere in considerazione è quello della mutazione che questi partiti e movimenti di destra hanno subito rispetto a quella che è la loro matrice originaria, così come la forte eterogeneità che distingue le diverse realtà nelle varie nazioni del continente. I partiti di destra e di estrema destra dal dopoguerra ad oggi hanno avuto come fonte ideologica i regimi fascisti del secolo scorso, ossia strutture altamente autoritarie o totalitarie che sono state protagoniste di alcune delle pagine più nere e tragiche della storia europea. A questa controversa e pericolosa eredità si ispirava infatti il Front National francese, fondato nei primi anni ’70 ed espressione di una parte non indifferente della società nazionalista e di estrema destra nei successivi decenni. Ma durante gli anni ‘90 si assiste ad una trasformazione di queste forze che, con gradi differenti, assumono tutte una connotazione populista e semplificatrice dato che, come ha suggerito il dottor Padellaro, ad oggi la destra europea non può che essere populista ed assumere un linguaggio diretto, semplicistico se non aggressivo al fine di espandersi e cavalcare il malcontento popolare e la crisi di legittimità dei partiti moderati.

Nel corso di questa mutazione ideologica le destre europee hanno però intrapreso sentieri differenti, a volte discordanti, e da qui derivano l’eterogeneità e i nuovi valori di riferimento delle destre europee. Vi è l’esempio del Front National, nazionalista e sotto certi aspetti liberale, tanto da aver rifiutato di partecipare ad una manifestazione contro l’attribuzione di determinati diritti civili agli omosessuali, la quale era organizzata da associazioni cattoliche, che riesce ad attrarre, anche un elettorato di sinistra. Analogamente ma in maniera diversa vi è l’esempio italiano della Lega Nord, al contempo un partito che nasce come secessionista per portarsi da posizioni più indipendentiste a federaliste, che pone un grande accento sulle autonomie locali, e di fortemente conservatore, soprattutto per quanto riguarda la tradizione cristiano-cattolica. Lo scenario risulta differente nell’Europa dell’est, dove in Stati quali l’Ungheria e la Polonia ritroviamo destre ultraconservatrici che si fondano su basi prettamente cristiane e che presentano una forte posizione euroscettica che, come è stato sottolineato, diventa quest’ultimo un elemento comune alla variegata galassia delle destre europee, dove non è raro trovare, come nell’esempio greco di Alba Dorata che pone l’accento su concetti xenofobi spesso avvicinandosi, se non rientrando a pieno titolo, in ambienti neonazisti, programmi e proseliti ricchi di propaganda islamofoba e radicali posizioni antimmigrazione. Queste forze sfruttano lo spaesamento e le paure dei cittadini europei, i quali si ritrovano di fronte a un mondo scosso da fenomeni complessi e destabilizzanti che, secondo quanto sostenuto dai relatori, andrebbero affrontati con approcci e politiche diametralmente opposte rispetto al pregiudizio razziale, la chiusura delle frontiere e gli attacchi all’Unione Europea, fortemente osteggiata da questi movimenti e partiti.

Ma è una domanda, semplice e diretta, che chiaramente turba chi ha una visione sociale diversa, aperta e progressista e i numerosi studenti che ascoltano i due relatori: “Che fine ha fatto la sinistra?” Dove sono finite quelle forze che facevano da contrasto e da alternativa alle forze nazionaliste e conservatrici? La sinistra, suggerisce le Roy, sta vivendo una profonda fase di crisi da cui sembra difficile riprendersi. Se da un lato valori che da sempre hanno formato il corpus dei movimenti di sinistra quali la laicità o addirittura la libertà individuale in una società solidale sono stati fatti propri dalle destre populiste, spesso a fini meramente propagandistici, è anche vero che il momento di una seria autocritica è ormai giunto: i partiti di sinistra sono divenuti elitari e distaccati da quella che è la loro base elettorale, il loro legame col territorio e le realtà che dovrebbero rappresentare, vittime di un pensiero unico neoliberista che nulla ha a che vedere con le loro radici e valori di riferimento. Valori quali uguaglianza e giustizia sociale sembrano essere stati svuotati e ridotti a belle parole da utilizzare unicamente in campagna elettorale mentre si è barattata la solidarietà con il calcolo e la convenienza politica in un contesto dove i movimenti di sinistra, extraparlamentare e sindacale, sembrano più impegnati a collidere e risolvere frizioni intestine piuttosto che far fronte comune contro la degradazione e la deriva della società europea.

Giulio Porrovecchio, Elia Bescotti