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Il punto sulle presidenziali in Francia.

Sempre più chiari i candidati, sempre meno scontato il risultato.

Rullo di tamburi. Colpo a sorpresa. Un altro, l’ennesimo. Dopo l’uscita di scena (almeno per le prossime elezioni) di Sarkozy, e quella del già consacrato (a torto) prossimo Presidente della Repubblica francese Juppé[1], le primarie hanno inferto un’altra sortita eccellente: questa volta dall’altra parte, tra i socialisti. La vittima è stata l’ex Primo Ministro Manuel Valls, che domenica ha perso lo scontro contro il rivale Benoit Hamon.

Una settimana prima, erano stati proprio loro due a passare al secondo turno, con qualche punto di vantaggio Hamon su Valls. Già quel risultato era stato sorprendente.

Valls, nato nel 1962 a Barcellona, è divenuto cittadino francese solo nel 1982, ma la sua passione politica incomincia già da prima, facendo parte, sin dagli anni liceali, della sezione giovanile del Partito Socialista francese. Candidato già una volta alle primarie socialiste, nel 2011 (dove tuttavia il vincitore sarebbe stato l’attuale Presidente della Repubblica Hollande), è stato Ministro degli Interni (2012-2014), successivamente Primo Ministro (2014-2016). I suoi anni di governo sono stati duramente criticati da grandi settori dell’opinione pubblica[2], poiché alcune importanti leggi di cui il suo governo è autore (Loi Macron[3], Loi Khormi[4]) vengono attaccate per la modalità attraverso cui sono state approvate[5] e per i contenuti, secondo i più, poco “socialisti”. Per le primarie si era candidato come fautore di una Repubblica forte, di uno Stato forte. Proponeva la soppressione della settimana lavorativa da 35 ore; gli piacerebbe andare oltre il Partito Socialista, costituendo un soggetto partitico più centrista. Vicino alle posizioni terza via blairiana, a destra della sinistra, è sostenitore di una maggiore flessibilizzazione del mercato del lavoro; ha assunto posizioni pro-business, dichiarando “J’aime l’entreprise”[6].

Il vincitore della scorsa domenica, Hamon[7], invece, si presentava come molto distante dalle posizioni di Valls. A sinistra del PS, ecologista, ha messo al centro della sua campagna elettorale la sicurezza sociale, proponendo di riformarla e renderla adeguata al 21° secolo, attraverso la creazione, ad esempio, del salario universale. Anche il sistema sanitario ha occupato un’importante posizione nel programma di Hamon. Critico verso l’azione del governo Valls, è stato un oppositore ad entrambe le già citate leggi Macron e El Khormi. Insomma, una posizione molto diversa dall’ex Primo Ministro. Una posizione che in realtà si avvicina a quello che sarà un altro candidato alle prossime presidenziali, Mélénchon: un personaggio conosciuto nella politica francese, marxista, protezionista, contro il libero mercato. Dopo il primo turno, infatti, è stata lanciata una petizione su Change.org, che ha quasi raggiunto le 50mila firme, per chiedere che Hamon e Mélénchon si candidino in una stessa coalizione[8].

Sarà dunque Hamon ad affrontare gli altri pretendenti all’Eliseo nella prossima primavera. Una vittoria naturalmente sorprendente, che riapre numerosi scenari. È lecito, tuttavia, chiedersi come abbia fatto a vincere e ragionare su alcune possibili conseguenze. Perché, seppure nel piccolo, la divisione che si è consumata all’interno del PS, la ritroviamo ormai periodicamente in tutti gli appuntamenti elettorali da qualche tempo a questa parte: libero mercato o intervento statale; liberismo o protezionismo. Ancora una volta, in questa occasione, esce sconfitto il fronte di chi, in qualche misura, aveva sostenuto quell’ordine neoliberale che a partire dagli anni ’80 regge il mondo, con gli imperativi di flessibilizzazione, liberalizzazioni, privatizzazioni e quant’altro. Manuel Valls, insieme al non ricandidato François Hollande, si va ad aggiungere a quella lista di vinti come il decaduto Tony Blair, gli sconfitti Clinton, il perdente Pedro Sanchez, l’assente SPD, il dimissionario Renzi. Tutti rappresentanti di una sinistra che si è improvvisata destra, e infine ha perso. Ha la meglio, invece, chi quell’ordine lo critica, proponendo soluzioni, o semplicemente attaccando l’Ancien regime.

Hamon, quindi, è un’altra pedina sulla scacchiera: se piacciono i paragoni, insieme a Mélénchon, è in linea con Bernie Sanders, Pablo Iglesias, o Alexis Tsipras, che da sinistra hanno aggredito il sistema. Per ora nei sondaggi, il candidato socialista è ancora lontano per avere un peso effettivamente rilevante nella corsa per la Presidenza[9], sebbene proprio a partire dal giorno stesso della vittoria alle primarie, Hamon si ritrova in netta risalita[10]. Il Partito Socialista sconta il peccato originale di essere stato al governo in questi anni: in effetti poi, neanche Sanders o Podemos hanno mai vinto le elezioni. Poco importa, tuttavia, in questo ragionamento.

Lasciandoci alle spalle la divisione novecentesca dell’asse destra-sinistra, la frattura che è emersa dopo Brexit e soprattutto dopo le presidenziali USA, è quella tra apertura e chiusura[11]. La Francia non è il mondo anglosassone, storicamente bipolare (Regno Unito), se non addirittura bipartitico (Stati Uniti), dove dunque la differenza è netta: i paesi del continente europeo, da sempre, sono caratterizzati dall’emergere di più cleaveges, dunque più partiti, che rendono più variegato e meno definito lo scenario politico. E tuttavia, anche qui, in Francia, possiamo applicare lo stesso schema di cui si è detto, ai più candidati alle presidenziali: Fillon e Macron hanno diverse e profonde differenze tra loro, eppure entrambi sono assertori del liberalismo (addirittura per il primo l’eroe politico è Margaret Thacher, fatto inedito per un politico francese); Le Pen e Hamon (e Mélénchon), con storie, idee e background politici completamente diversi, sono fautori di radicali cambiamenti, sociali ed economici del sistema odierno.

Come è noto, inoltre, il sistema elettorale francese prevede un doppio turno, il che permette diversi riposizionamenti tra la prima e la seconda votazione. È tuttavia lecito chiedersi: se dovessero passare al secondo turno Marine Le Pen (molto realistico), e Fillon (la cui immagine sta venendo minata da uno scandalo di rimborsi legato alla moglie[12], e il cui passaggio al secondo turno non è ormai così certo) oppure Macron[13], lo schema di cui si è parlato prima sarebbe veramente calzante. Allora, un elettore socialista, un sostenitore delle critiche mosse da Hamon al sistema economico odierno, un vincitore sul già più liberale Valls, un giovane propugnatore di riforme profonde in senso più egalitario, o ancora un operaio disoccupato di Lille: sarebbero tutti questi attori poi disposti a votare per l’ex Primo Ministro o per il fondatore di En Marche ! ? Come i blue collars del tradizionale stato democratico del Michigan il 9 novembre scorso volsero le spalle a Hillary Clinton, a maggio prossimo un successo del Front National potrebbe ormai non essere inevitabile.

 

Riccardo Roba

[1] http://www.huffingtonpost.fr/2016/01/31/juppemania-juppe-seduit-soulever-foules_n_9120588.html

[2] http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/05/10/01016-20160510ARTFIG00382–l-appel-de-nuit-debout-des-milliers-de-manifestants-contre-le-recours-au-49-3.php

[3] http://www.gouvernement.fr/action/le-projet-de-loi-pour-la-croissance-l-activite-et-l-egalite-des-chances-economiques

[4] http://travail-emploi.gouv.fr/grands-dossiers/LoiTravail/

[5] http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/05/10/qu-est-ce-que-l-article-49-3_4916730_4355770.html

[6] http://www.lesechos.fr/28/08/2014/LesEchos/21759-001-ECH_manuel-valls—–moi–j-aime-l-entreprise–.htm

[7] https://www.facebook.com/lemonde.videos/videos/1256149984454698/

[8] https://www.change.org/p/pour-une-coalition-entre-beno%C3%AEt-hamon-jean-luc-m%C3%A9lenchon-et-yannick-jadot?recruiter=503219165&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_page&utm_term=des-lg-share_petition-no_msg

[9] http://www.lefigaro.fr/elections/presidentielles/2017/01/29/35003-20170129ARTFIG00201-presidentielle-fillon-et-macron-au-coude-a-coude-le-pen-en-tete.php

[10] http://www.lesechos.fr/elections/primaire-a-gauche/0211757760876-sondage-hamon-en-dynamique-forte-2061852.php

[11] http://www.economist.com/news/leaders/21702750-farewell-left-versus-right-contest-matters-now-open-against-closed-new

[12] http://www.lemonde.fr/politique/article/2017/01/24/la-femme-de-francois-fillon-a-percu-500-000-euros-comme-attachee-parlementaire_5068488_823448.html

[13] http://www.lesechos.fr/elections/emmanuel-macron/0211758000829-sondage-macron-devient-le-favori-de-la-presidentielle-2061850.php